lunedì, ottobre 26, 2009

Un senso a questa segreteria...



Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico.

Un partito che non gode di ottima salute, eufemisticamente parlando, ma che da questi 3 milioni di partecipanti può trovare la forza per tagliare delle odiose radici e liberarsi di pesanti zavorre.

Noi non stiamo qui a dare consigli al neo segretario perchè, citando Ligabue, i democratici "a sbagliare sono bravissimi da loro.".

Adesso il Pd deve trovare un senso, come canta Vasco Rossi nella canzone scelta da Bersani come refrain della sua campagna. Un senso che non può essere il senso unico verso il disfattismo permanente che il Pd sembra aver imbroccato da Veltroni in poi.

Il Partito è esattamente a metà del guado, può tornare indietro e può definitavamente andare avanti.

La scelta spetta al segretario come trovare un senso.

Il posto fesso....





Si può essere in disaccordo con l'affermazione del ministro Tremonti secondo il quale il posto fisso è un valore.

Se il posto fisso fosse sinonimo di entrate certe, di tutele possibili e di tasse eque, nessuno potrebbe obiettare niente.

A chi non piacerebbe avere uno stipendio congruo alla sua fatica e alle sue capacità, una sistema di welfare che lo aiuti a rientrare nel mondo del lavoro qualora ne fosse uscito prematuramente con kisure di sostegno e di formazione continua, un sistema fiscale in cui tutto viene gestito trasparentemente ed ognuno sa precisamente come sono gestiti i propri sogni.

Non abbiamo dubbi che il ministro Tremonti ed il premier Berlusconi sognino un posto fisso così.

Però c'è la possibilità che questo eleogio del posto fisso possa essere inteso come un "auspicio" all'ingabbiamento fiscale, visto che con il sistema della ritenuta alla fonte il lavoro fisso paga tutte le tasse, e all'immobilismo sociale, in cui, come oggi, i figli degli operai fanno gli operari ed i figli dei notai, i notai.".

Questo posto fisso, anzi "fesso" non è un valore, ma una condanna.

In questa duplice possibilità di lettura credo che risiedano le frizioni che il "rigore" del ministro Tremonti suscita nel governo e nella maggioranza.

Anche a noi piaceva ( e molto) il Tremonti de "le cento tasse degli Italiani", de "La fiera delle tasse", de "Lo stato criminogeno" e dei libricini allegati al Sole 24 ore in cui veniva illustrata la riforma fiscale.

Meno il colbertista di adesso.

Anche perchè non dimentichiamo che il ministro Tremonti nel 1994 venne eletto tra le file del Patto Segni, mentre il programma economico del Polo delle libertà e del buongoverno aveva il volo, la voce e le idee del liberale Antonio Martino.

La nostra casa europea ed un gruppo su facebook


Pur se sostenitori del PdL non abbiamo mai fatto i salti di gioia per la sua collocazione nel PPE. Ma siccome tutti dicevano che oramai quella era la casa dei conservatori europei, ci siamo adattati.

Grazie al grande Simone Bressan ho scoperto che, invece, una casa per noi in Euopa c'è, ed è quella dei Conservatori Riformsiti Europei.

Nessun partito del centrodestra italiano ancora ne fa parte, ma credo che, dopo aver letto la dichiarazione di Praga, qualcuno posso diventare un supporter.

Per far sì che questa nostra situazione di apolidi possa finire abbiamo creato su facebook il gruppo: ECR - Supporter Italiani dei Conservatori Riformisti Europei.

Chi vuole aderire è il benvenuto.

lunedì, ottobre 12, 2009

Ancora insieme a Silvio (da eretici liberali)



In questo momento sostenere Berlusconi diventa una necessità assoluta. Tutti
quanti siamo infastiditi dalla sua condotta personale e difficilmente un uomo
onesto può condividere i presupposti immorali dell'attuale Presidente del
Consiglio. Ma darlo in pasto alla sinistra ora significherebbe regalare il paese
alla stessa.


Sottoscriviamo queste parole de il neoaristocratico in pieno ed ancora una volta ci schieriamo con Silvio da eretici liberali quali siamo.


Perchè Silvio Berlusconi rappresenta ancora una chance di cambiamento contro quelle elite di merda, (non finiremo mai di ringraziare il ministro Brunetta per questa definizione), che immerdano il paese e spacciano il loro prodotto come cioccolata.


Perchè un Silvio incazzato è ancora la nostra migliore arma per far incazzare i conigli grigi ed ingrigiti che tramano nell'ombra pensando che il popolo sia un popolo bue.


Perchè speriamo che Silvio abbia capito che non si possono più usare delle scorciatoie come il Lodo Alfano, e che è venuto il momento di approvare la separazione delle carriere e la riproposizione costituzionale della "legge Pecorella".


Perchè speriamo che Silvio abbia capito che è più che mai necessario, oltre al consenso, creare un universo frastagliato di cervelli e di pubblicazioni tradizionali e on line che aiutino la maieutica del Popolo della Libertà. Noi pensiamo ad un quotidiano di partito più di contenuti che di notizie e alla riproposizione di riviste come Ideazione.


Perchè speriamo che Silvio mandi finalmente a cagare tutti i sinistruncoli che scrivono per Mondadori ed apra una collana editoriale a scrittori, saggisti e poeti che oggi non sono allineati al sinistrismo imperante.


Perchè speriamo che Silvio si renda conto che questa Italia è un po' come la Napoli e l'Aquila di qualche tempo fa; piena di rifiuti e di macerie, ma che con un po' di impegno e di inventiva si può ricostruire bene e ripulire.


Ancora insieme a Silvio, dunque, perchè abbiamo la speranza di potercela fare.


Il resto è merda.

domenica, ottobre 11, 2009

parola (ancora inascoltata) di Gobbetti



"Si potrebbe cercare...la più grave deficenza del liberalismo italiano nella lunga mancanza di un partito politico francamente conservatore.... Un partito conservatore poteva compiere in Italia una funzione moderna, indirettamente liberale, in quanto facesse sentire la dignità del rispetto alla legge, l'esigenza di difendere scrupolosamente la sicurezza pubblica, e l'efficacia del culto delle tradizioni per fondare nel paese una coesione morale."....


(Piero Gobbetti - La Rivoluzione liberale, anno II, 14,15 maggio 1923)

errore di lettura



...qualcuno può dire ai nostri sinistri che all'articolo 1 della Costituzione il termine "Repubblica" non è da intendersi come il giornale omonimo ???

...almeno fino ad oggi.

venerdì, ottobre 02, 2009

oltre la normale soglia di tollerabilità


La vera vergogna non è che una donna pubblica come la D'Addario vada in televisione da Santoro, per dirla come gli americani, "sheet happens".

Ma che dopo debba aver luogo il talk show sul talk non è davvero tollerabile.

E' possibile dire che mi sono rotto i coglioni nel vedere tantissimi stronzi razzolare e crogiolarsi in un marasma di guano e parole non certo profumate ?
E' possibile dire che la televisione delle urla e della maleducazione, di cui ieri il sindaco di Bari, Emiliano, è stato un buonissimo alfiere, è una televisione di merda ?
E' possibile che o si guarda annozero, con tutti gli annessi e connessi, o non esiste una valida alternativa di palinsesto su nessuna rete generalista ?
E' possibile chiedersi se quell'italia da annozero sia la vera italia oppure è solo una operazione mediatica da finto reality show per allocchi ?
E' possibile domandarsi se nell'ambito del centrosinistra tutti siano contenti di questo ciarpame spacciato per verità, senza che nessuno si interroghi sul fatto che il modello Santoro potrebbe essere replicato alla perfezione e mandato in onda sulle televisioni di Mediaset con un impatto devastante ?
E' possibile chiedersi se esiste una alternativa, piuttosto che sognarla ?
Noi leggendo questo speriamo di si

Ho un motivetto in testa...


Sento che qualcosa sta spingendo nella pancia

forse un ippopotamo o forse il re di Francia

o un gran bastimento che dall'argine si staccaf

orse forse forse...è la mia cacca,

forse forse forse...è la mia cacca,

forse forse forse...è la mia cacca.


C'è qualcosa dentro che vorrebbe uscire fuori

forse prigionieri o forse sono fiori

forse son galline chiuse strette in una sacca

forse forse forse...è la mia cacca,

forse forse forse...è la mia cacca,

forse forse forse...è la mia cacca.


E sento un movimentoche si vuole liberare

forse sono onde che s'azzuffano nel mare

forse è un esercito glorioso quando attacca

forse forse forse...è la mia cacca,

forse forse forse...è la mia cacca,

forse forse forse...è la mia cacca.


Sento un gran tumultoche fra poco scoppierà

tremino i tombini sotto tutta la città

forse è un terremotoche sconvolge scassa e spacca

forse forse forse...è la mia cacca,

forse forse forse...è la mia cacca,

forse forse forse...è la mia cacca!


(Roberto Piumini e Giovanni Caviezel )

giovedì, ottobre 01, 2009

una considerazione a caldo


...dopo questa puntata di annozero, si può tranquillamente affermare che la RAI è andata definitivamente a puttane...

lunedì, settembre 28, 2009

Il metodo tedesco che, finalmente, mostra i suoi limiti





Ha vinto Angela Merkel, ha stravinto Guido Westerwelle, sono cresciuti i comunisti del Linke e hanno perso di brutto i socialdemocratici della SPD.


Così, in poche battute, potremmo definire le elezioni nazionale che ieri si sono tenute in Germania.


A differenza di ciò he si temeva alla vigila, il popolo tedesco si è espresso in maniera chiara scegliendo il modello, attualmente in voga in Europa, della alleanza tra un centro democratico e cristiano e un forte partito liberale.


La Grosse Koalition, che nel sistema tedesco è una eccezione va in soffitta, almeno per questa legislatura.


Stamani sul Corsera, davvero interessante è stato l'editoriale sul significato di queste elezioni affidato alla penna dell'ex ambasciatore Sergio Romano.


Romano ricorda come la "Merkel e Frank-Wal­ter Steinmeier hanno evitato di esasperare le loro differenze e di proporsi al Paese come scel­te radicalmente diverse." . Tutto per segnalare la diversità con il clima politica italiano, pre e post elezioni attualmente vigente.


Ma L'editorialista ci regala davvero quella che, secondo me, è la definizione migliore del centro (del paese): " il cen­tro del Paese e che il centro è ovunque un amalgama contrad­dittorio di spiriti liberali e inte­ressi corporativi, aspirazioni ri­formatrici e riflessi conservato­ri. "


Chapeau !!!


Ovviamente non possiamo non augurarci un miglioramento di questo clima da guerra civile permanente, anche se siamo molto scettici.


Quello che ci interessa dell'editoriale in questione è un'altra parte, in cui l'ambasciatore Romano sostiene: " Ma la Germania, purtroppo, si è ita­lianizzata. Ha smesso di essere tendenzialmente bipolare per diventare pentapolare, e produ­ce così risultati elettorali che contengono in sé, teoricamen­te, quattro o cinque coalizioni possibili. ".


Su questo ci sentiamo di non essere d'accordo. Il sistema elettorale tedesco era, essenzialmente, bipolare poiche la Corte costituzionale tedesca aveva dichiarato incostituzionali sia il partito nazista che quello comunista per cui queste componenti avevano dovuto, giocoforza, trovare spazio all'interno degli altri partiti.


Ora, invece, ammettendo il Linke ed i partiti neonazisti che, per adesso, non riescono ad entrare in parlamento, ma si fermano a livello dei land regionali, il sistema elettorale tedesco mostra la corda.


Take tesi non è mia originale, ma basta leggere il saggio di Santori "Ingegneria costituzionale comparata"


Questa è davvero una lezione per i tedeschi di casa nostra...

sabato, settembre 26, 2009

perchè privarsi di metà del cielo ?


Che strano partito è questo PdL!!!
Da una parte è sottoposto ad un fuoco di fila per i triti e ritriti gossip di Silvio e le donne, dall'altro il TAR della Puglia annulla i decreti di nomina della giunta provinciale a guida Pdl perchè composta da soli uomini.
La decisione, definita giustamente come storica, rischia di avere anche delle ripercussioni in altre amministrazioni provinciali come quella di Ascoli Piceno che ha una giunta PdL composta di soli uomini.
Scrivendo questo post, spero che il presidente Piero Celani possa ricomporre questo vulnus alla rappresentatività dei sessi.
Non amiamo e non siamo d'accordo con le pratiche da animali in estinzione come le cd. "quote rosa", ma con altrettanta fermezza non possiamo vedere con favore una rappresentanza "zero" di quello che è la meta più bella del cielo.
Nemmeno possiamo prendere per buona la ragione principale, addotta dal presidente della provincia di Taranto, secondo la quale la giunta provinciale era composta da soli uomini perchè i partiti hanno dato solo nomi maschili.
Un presidente di provincia ha la più ampia discrezionalità ed autonomia dal proprio partito e dalla propria coalizione nello scegliere e nominare i propri assessori.
Noi, ovviamente, speriamo che qui ad Ascoli la situazione si aggiusti senza ricorsi al TAR, perchè deve essere la politica a riappropriarsi del proprio potere e della propria sfera di competenze senza la supplenza giudiziaria.
I partiti, infatti, possono, non solo nominare i propri segretari, ma anche le proprie segretarie.

espressione medica


molta stampa di sinistra continua a premere sul gossip sessuale di Silvio Berlusconi.
... tipico esempio di invidia del pene....

giovedì, settembre 24, 2009

La sottile differenza tra copiare ed imitare che la colta opposizione ascolana non ricorda o fa finta di non ricordare


Martedì sera il consiglio comunale di Ascoli Piceno si è trasformato in una aula di scuola e la discussione sul programma di mandato del neosindaco Guido Castelli (PdL) è divenuta uno psicodramma scolastico politico.

Il tutto è stato originato dall'intervento del consigliere di opposizione Stefano Corradetti (Pd) che ha sottolineato in aula l'assonanza di alcuni passaggi del documento programmatico del sindaco Castelli con un analogo documento del governatore abruzzese Gianni Chiodi.

E' subito scattato il fuoco di fila delle vestali (democratiche) del politicamente corretto e del politicamente originale che hanno intimato al sindaco: ritiro del documento o abbandono dell'aula.

Premesso che l'abbandono di una aula consiliare da parte della opposizione è il maggior favore che la stessa può fare ad una maggioranza.

Premesso che appellarsi al SOLO fatto che alcune parti di un documento echeggino un altro documento pubblico è davvero un argomento risibile ed alquanto debole per argomentare la propria contrarietà. Da che mondo è mondo, infatti, in occasioni come bilanci, piani regolatori e documenti programmatici, il teatrino della politica IMPONE alla opposizione di essere contro a prescindere.

Tutto ciò premesso, quello che sorprende è che la colta opposizione democratica ascolana ignori o faccia finta di ignorare è la differenza tra il concetto di copiare ed imitare.

Nella classicità greca c'era una parola: mimesi che spesso si traduce, anche grossolanamente, con imitazione.

Ebbene la mimesi implica qualcosa di più del semplice copiatura, implica l'imtazione di una eccellenza e quindi il riconoscimento sia della propria finitezza che della grandezza creativa dell'esempio e il proprio omaggio alla figura del "maestro".

Tale concetto di mimesi è stato poi ripreso anche da Erich Auerbach nella sua più famosa che appunta si chiamava: "Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale".

La vicinanza geografica e politica con l'Abruzzo e con il suo governatore Gianni Chiodi, che è stato uno dei primi a sponsorizzare la candidatura di Castelli, hanno sicuramente innescato tale processo di mimesi.

Un processo che non è di mera copiatura, ma è un processo creativo originale e scevro da sbocchi preordinati, poichè tale comunione di intenti era presente solo nella parte introduttiva.

L'opposizione fermandosi al solo formalismo, ammantata da un finto culturalismo d'accatto, ha perso davvero una occasione poichè avrebbe potuto spingere, con un sapiente ed intelligente gioco d'aula, quel processo di mimesi alle sue estreme conseguenze fino a disegnarne i contorni di una città come la vogliono.

Purtroppo non l'hanno fatto, chiudendosi a qualunque incrocio e dialogo creativo e favorendo sia i propri estremisti che quelli della maggioranza.

La mimesi è un processo culturale e creativo, ma presuppone la presenza e l'azione.

L'assenza è molto, molto peggio della copiatura.

giovedì, settembre 17, 2009

Sangue e Lacrime italiane in terra straniera


Una normale giornata diventa una giornata di lutto, di sangue e di lacrime.
Oggi è l'Italia a pagare un prezzo altissimo: la vita di suoi 6 figli, uccisi barbaramente in una terra straniera.
Oggi sarebbe facile spingere il tasto delle emozioni per poter sostenere sia la tesi del rimanere in Afghanistan, sia quella della exit strategy.
Noi non lo faremo, perchè rispettiamo i morti e perchè abbiamo a cuore chi si impegna ogni giorno, con onore e fatica, a rendere migliore questa terra.
Quello che, però, non possiamo tollerare è lo sciacallaggio dei ministri degli esteri da bar sport, con tutto il rispetto per i bar, e dei geoanalisti da low cost.
Quelli che, adesso, vogliono negoziare e dare legittimità ai tagliagole, a chi lapidava le donne nell'intervallo delle partite e a chi faceva saltare in aria buddha millenari, patrimonio della umanità.
A costoro servirebbe leggere un libro come "il cacciatore di aquiloni" per capire che nessuna legittimazione è possibile.
Oggi uniamo le nostre lacrime a quella maggioranza sielziosa e dolente e rendiamo omaggio al 186° reggimento Folgore, e a tutte le forze armate italiane, in Afghanistan, sperano che queste lacrime e questo sangue servano a fortificare la pianta della pace.

domenica, settembre 13, 2009

La melodia non è monotonia, ma il tutto deve rimanere all'interno di un'opera

Mi rimane davvero difficile entrare nel merito della polemica che "contrappone" Berlusconi e Fini.

Non posso dimenticare la famosa frase del premier quando affermò la sua preferenza per Gianfranco Fini invece di Francesco Rutelli come sindaco di Roma. Quella benedetta esternazione di Silvio Berlusconi diede il via sia alla costruzione di Forza Italia sia a quella ondata malevola di antiberlusconismo.
Per me il centrodestra italiano ha sempre avuto due colonne: Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Silvio Berlusconi ha dimostrato sul campo la sua statura di leader.
Un leader capace di mobilitare le persone e di attirare il consenso. Un condottiero ed un visionario in grado di sopportare i colpi più duri della sorte e di supportare la propria politica con i sogni della stragande maggioranza degli italiani.
Silvio Berlusconi è il motore ed il cuore pulsante ed attivo del centrodestra e non si può non amare se si ha a cuore la libertà.
Gianfranco Fini era il capo di una minoranza che produceva idee eccentriche e cultura contraria al mainstream. Una minoranza che è stata il sostrato culturale ed ideologico di una amplissima classe dirigente che oggi su tutto il territorio italiano, sia in campo privato che nel pubblico, governa e produce. Fini non è immediatamente simpatico come Berlusconi; la sua "algidezza", unita ad una stringente oratoria, non lo rende subito simpatico.
Gianfranco Fini parla a chi ha gli strumenti politici per capirlo. Per questo in un ipotetico scontro con Berlusconi rimarrà sempre sconfitto.
Eppure un Fini di questo stampo e di questo pensiero è necessario al PdL perchè garantisce la pluralità culturale e la polifonia ideale che stanno alla base del patto costitutivo ideale del Popolo della libertà.
Per questo, come ha giustamente precisato Ferrara su Panorama di questa settimana, un Fini liberale e laico è necessario alla coesione culturale prima che elettorale del PdL.
Ma Gianfranco Fini deve concorrere alla costruzione della melodia del PdL. Una melodia che non può e non deve essere monotonia. Una melodia che però ha un nome ben preciso: PdL.
Fuori sarebbe una stonatura ed una dissonanza.

giovedì, settembre 10, 2009

8 years after....


Sono passati 8 anni da quel maledetto 11 settembre 2001.
Eppure l'emozione resta, restano vivi i ricordi, restano indelibili le immagini e le parole, restano le lacrime e lo sgomento.
Oriana Fallaci definì il tutto con un binomio letterario fantastico: la rabbia e l'orgoglio.
2996 furono le vittime di quell'attentato.
Tanto, troppo, si è pagato alla storia.
Noi, nonostante il tempo non abbia sanato le ferite, dedichiamo a quelle vittime ed ai loro cari questa poesia scritta da me.
9/11


Un urlo solo
di migliaia di persone
- triste contabilità funebre –
arrivò
all’orecchio del mondo.

Era la storia quella ?
Quella che ci inseguiva
attraverso i canali,
quella storia
che era più forte del nostro zapping ?

un urlo
solo,
unisono,
solidale
ha scosso
le fondamenta della terra.

È la storia questa ?
Questa che è appollaiata,
come un corvo,
su due fasci di luce
- surrogato di pienezza
e di orrore del vuoto -.

Un solo urlo,
in grado di prosciugare
tutte le lacrime
in un secondo unico.

Il tempo di una telefonata.
(Fabrizio Cipollini)

martedì, settembre 01, 2009

Excelsior....


Ammetto che la notizia dell'acquisizione della Marvel da parte della Disney mi ha lasciato davvero di stucco.

Ho da sempre la passione per i comicdom americano, (sono nato nello stesso mese in cui uscì il primo numero dell'uomo ragno in Italia da parte della mitica Corno), e da piccolo sono stato un lettore di Topolino.

Eppure mai avrei pensato che arrivasse una simile notizia.
Stan Lee, praticamente il deus ex machina dell'universo Marvel, ha dichiarato a Newsrama.com che questa unione è il perfetto matrimonio.
Non posso che fidarmi del giudizio di colui che ha forgiato il mio immaginario.
Aspetteremo con ansia l'evolversi della situazione.
E per chiudere non possiamo che usare la mitica espressione dello stesso Stan Lee: Excelsior.

il dilemma di Boffo...


Arrivati a questo punto, Boffo ha solo due strade:

o si dimette, o querela il Giornale.

In tutti e due i casi, Feltri ha vinto....

Dove...


A Genova si sta tenendo la festa del PD con uno slogano alquanto evocativo: "Dove l'Italia si ritrova.".

...Eppure mi sembra di ricordare che solo loro si erano persi...

lunedì, agosto 31, 2009

Hic et nunc


Difficile non essere d'accordo con questo intervento del deputato del Pdl Bruno Murgia.

Adesso è il tempo della rivoluzione liberale !!!

...e non di accordi con l'UdC aggiungiamo noi.

Magistero Boffo


Ci sentiamo sinceramente di essere in sintonia con questo post di Davide Giacalone riguardo il tragicomico "mistero Boffo" e dintorni.

Scommettiamo che adesso, appena finiranno di dire castronerie, su false informative e presunte riunioni, i "nostri" sinistrati cominceranno a dire che il Milan non ha fatto praticamente campagna acquisti perchè Berlusconi deve pagare Feltri ???

martedì, agosto 11, 2009

Antonio Di Meo



Aveva 23 anni Antonio Di Meo e faceva il cameriere stagionale per pagarsi l'università.

Purtroppo dobbiamo usare l'imperfetto perchè Antonio Di Meo è stato ucciso per una bicicletta., domenica sera in una paninoteca ambulante di Villarosa di Martinsicuro (TE).

Ucciso da tre ragazzi italiani di origine rom, tutti minorenni, che lo hanno aggredito vigliaccamente.

Ucciso da un pugno alla tempia.

Una tragedia che, dopo la strage di Appignano del Tronto (AP) in cui persero la vita 4 ragazzi uccisi dal furgone guidato da Marco Ahmetovic, tocca il territorio della provincia di Ascoli Piceno, perchè Antonio viveva a Castel Di Lama, cittadina alle porte del capoluogo piceno.

Adesso non rimane, purtroppo, che pregare per l'anima di Antonio ed avere fiducia nella giustizia.

Poca cosa di fronte alla violenza gratuita....

sabato, agosto 08, 2009

Lasciate che i bimbi NON vengano lì...


A leggere una notizia come questa c'è da farsi drizzare i capelli.

Suggeriamo al bar in questione di cambiare nome in "Erode cocktail bar".
Ci spiace per Massimiliano Ossini e per la sua consorte, che è anche nostra amica.

la lettera scarlatta...


Nicola Vendola, attuale governatore della Puglia, leader della lista “Sinistra è libertà”, comunista, cattolico, omosessuale dichiarato, giocatore di burraco e poeta, nonché, a norma di costituzione, innocente e non incriminato nella inchiesta sulla sanitopoli pugliese, scrive una lettera aperta auto assolutoria al pm Degeronimo in cui invoca il legittimo sospetto, il teorema giudiziario e l’eccezione di giurisdizione.
Il titolare di questo blog, ex consigliere comunale, simpatizzante PdL, liberale, cristiano, eterosessuale (purtroppo), giocatore di bridge e poeta con due libri all’attivo, innocente e attualmente senza procedimenti penali pendenti a riguardo può solo constatare che il lessico usato è quasi uguale a quello che spesso usa Berlusconi, a ragion veduta, e citare una piccola battuta di altri: “ Son tutti gay con il culo degli altri.”.

mercoledì, agosto 05, 2009

Baricentro...


Da liberale una premessa è d'obbligo: Emiliano , Vendola, il senatore Tedesco sono innocenti.
Non lo diciamo noi, lo dice la Costituzione.
Questo, però, non ci impedisce di svolgere qualche considerazione sulla opportunità di qualche dichiarazione e di qualche nomina.
La prima è d'obbligo: è finito il tempo della "superiorità morale" della sinistra, lo ha confermato anche un valido esponente del centrosinistra come l'onorevole Boccia.
Eppure i nostri sinistri sembrano non volerlo capire ed ancora sfoggiamo la loro spocchia, la loro arroganza e la loro "puzza sotto il naso" imperterriti ed impuniti.
"C'è del marcio in Danimarca !" ci viene da dire amleticamente e costoro, con quella supponenza che li rende antipatici, continuano a suonare lo stesso motivo come il complesso sul Titanic mentre affondava.
La seconda è che la famosa scossa di dalemiana memoria è stata un vero e proprio terremoto e non una caduta da cavallo.
Speravano che i magistrati baresi dessero la spinta decisiva a Berlusconi per farlo cadere, invece la procura pugliese è stato il baricentro di un terremoto che ha trasformato il Pd in partito in disfacimento.
E non c'è Bertolaso che tenga.
Adesso per difendersi c'è chi grida al complotto, come Vendola, e chi, dopo aver messo il dubbio la professionalità dei togati, scommette mille euro che la cosa finirà in vacca come Emiliano.
Fossimo cattivi ci sarebbe da dire che mille euro è un po' troppo poco in riferimento alle cifre che girano, ma noi vogliamo sottolineare che, a parti invertite, se un esponente del centrodestra avesse detto una sola delle cose sopra menzionate, sarebbe stato impallinato da tutti gli esponenti del centrosinistra, nessuno escluso.
Anche il silenzio del molisano Di Pietro è emblematico in questa vicenda, eppure Molise e Puglia sono regioni confinanti.
Molto probabilmente le grida verso Giorgio hanno impedito all'onorevole Di Pietro di sentire i bisbigli baresi.
"Fareste educare i vostri figli da quest'uomo ?". Si chiedeva Franceschini, in piena campagna elettorale europea, riferendosi alle varie querelle di Berlusconi con Noemi e la D'Addario.
E voi portereste i vostri cari a curarsi in Puglia ?

domenica, luglio 19, 2009

17


Paolo Borsellino veniva ucciso 17 anni fa a Palermo, vittima di una bomba.

Ricordo ancora quelle immagini alla TV con quel fumo nero denso che si alzava, come una macabra pira funebre, da via D'Amelio a Palermo.
Ricordo le facce attonite e sgomente, le frasi sconnesse ed anche quel senso di smarrimento.
Ma il ricordo di quel giorno più indelebile fu quel sussulto di civiltà e di orgoglio che si levò spontaneamente tra la gente.
L'alito di uno spirito civile che, forse, aveva avuto bisogno del supremo sacrificio di uomo per levarsi ed iniziare a volare.
Oggi, a 17 anni di distanza, quei ricordi, quelle immagini e quelle sensazioni sono chiarissime nel mio animo, e non solo.
Ricordare oggi Paolo Borsellino oggi, significa che quel fumo nero di 17 anni fa non ha oscurato la memoria e la voglia di cambiare.

Adesso dateci un'altra luna


Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?


Iniziamo con una citazione di Giacomo Leopardi, tratta da "canto notturno di un pastore errante dell'Asia", questo post per l'anniversario dei 40 anni dalla missione dell'Apollo 11.

Neil Armstrong comandante e primo uomo a camminare sulla Luna, Michael Collins e Buzz Aldrin furono coloro che, a nome dell'umanità, realizzarono il sogno di millenni: raggiungere il nostro satellite.
In quei giorni del 1969 lo spazio si rimpicciolì e l'universo divenne un po' più piccolo.
La Luna, sogno di poeti, musicisti, scrittori, pittori e sognatori, non era più una chimera e l'uomo, con la sua tecnologia ed il suo progresso, aveva reso realtà.
A 40 anni di distanza, oggi ci sarebbe bisogno di una nuova luna per un mondo, come l'attuale, eternamente legato ad un eterno presente, incapace di pensare e quindi di progettare un futuro.
Una nuova luna come una meta (irraggiungibile) verso cui convogliare le energie, le passioni e le menti più brillanti del mondo.
Ci sarebbe bisogno di un nuovo Apollo 11 su cui caricare le speranze residue e fioche di questa umanità, un nuovo Apollo 11 che solchi lo spazio carico di promesse e di progresso.
Adesso dateci un'altra luna, un'altra meta da raggiungere.
Ce n'è davvero bisogno

Speriamo che ci ripensi...


Non sarà un argomento di stretta attualità, ma devo ammettere che aver letto della dichiarazione di Roberto Saviano secondo la quale oggi non sarebbe così sicuro di riscirvere un libro come Gomorra, mi ha molto colpito.
Mi ha colpito perchè Gomorra è, oltre ad un'opera molto ben scritta, uno dei pochi libri di impegno civico di questa nostra Italia.
Non a caso lo abbiamo modestamente omaggiato del titolo di libro dell'anno, quando uscì, perchè davvero riesce a catturare quello che i tedeschi chiamano Zeitgeist (lo spirito del tempo, ndr).
Gomorra è un disperato atto d'amore verso la Campania ed accorato grido di rabbia e di denuncia della sua situazione.
Sapere che il suo autore, forse, non vorrebbe più scriverlo deve far riflettere la coscienza di tutti i cittadini liberi.
Si può amare o non amare Saviano, ma non si può ammettere di vivere in un tempo in cui ci si "vergogna" di aver scritto.
Da autore spero che sia stato solo un momentaneo momento di scoramento.
L'Italia, per capire, per capirsi e per essere capita, ha bisogno di libri come Gomorra.

venerdì, luglio 03, 2009

E questa è casa mia...


Bisogna mettere dei paletti fermi in una democrazia liberale, come dicono essere quella italiana: a casa mai faccio quello che mi pare, purchè il mio comportamento non integri una fattispecie di norma penale e che nessuno si può permettere giudicare le mie intenzioni, a meno che le mie intenzioni non siano penalmente rilevanti.

"Quello che la legge tace, consente.". Questo è il credo di un vero liberale.

Poi ci sono i FALSI liberali, quelli che si stracciano pubblicamente le vesti per difendere l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati, fintanto che i magistrati, rectius alcuni magistrati, incitano alla "resistenza" ad oltranza, scrivono su Micromega, firmano appelli per la democrazia e per la legalità o si candidano nelle loro liste.

Poi succede che un magistrato della Corte Costituzionale italiana decida, autonomamente ed indipendentemente, di organizzare a CASA SUA una cena ed inviti, come è normale che sia, alcuni suoi amici tra cui uno che è, sfortunatamente per i falsi liberali, il presidente del Consiglio.

Nessuno sa cosa si siano detti, ma ecco che i falsi liberali iniziano a stracciarsi le loro pregiatissime vesti, magari senza ricordarsi delle loro vecchie frequentazioni con "bello" avvocati e faccendieri concessionari di mercedes o finanzieri che, come un capo lavato con il dixan, più "sbiancati" non si può.

Pur nella ignoranza della conversazione, cosa sacrosanta visto che la cena in questione si svolgeva in una casa privata, i falsi liberali, per paura che la pausa estiva possa spegnere i riflettori su di loro, poichè annozero non va più in onda, si inventano il "complotto" ai danni della pronuncia della Corte al cd. "Lodo Alfano".

Una pronuncia che deve essere ancora scritta e votata, senza considerare che, tale legge, dovrebbe ancora essere oggetto di sentenza ulteriore presso la Consulta e di un "eventuale" referendum abrogativo.

Ed ecco che i falsi liberali, nella loro ignoranza di quello che è successo e di cosa si siano detti, e facendo propria la massima andreottiana che "a pensar male si fa peccato, ma spesso si azzecca.", iniziano la loro santa crociata contro i nuovi eretici.

Ovviamente, anche qui, confondendo etica, morale e delitti e mischiano reato e peccato.

Ma dovremmo saperlo, il falso liberale è, spesso, anche un cattolico adulto.

venerdì, giugno 26, 2009

Il cielo è finalmente azzurro sopra Ascoli...





Avevamo lasciato la cronaca politica cittadina con la mesta notizia della spaccatura della maggioranza di centrodestra al comune di Ascoli Piceno, culminata con l'inopinata approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Piero Celani (n.d.r. prima foto).

Tutto era scaturito dalla ufficializzazione da parte del PdL della candidatura di Piero Celani a Presidente della Provincia e di Guido Castelli (n.d.r. seconda foto) a sindaco di Ascoli.

Tali candidature non sono andate bene al (poco) onorevole Ciccanti, deus ex machina dell'UdC locale, che, non solo non si voluto alleare con il PdL, ma, in sede di ballottaggi, ha dato indicazione di votare per i candidati del centrosinistra Mandozzi, opposto a Celani, e Canzian, in competizione con Castelli.

Anche alcuni esponenti dell'ex FI ed AN hanno proposto una lista civica, candidando a sindaco Walter Gibellieri, il quale, con molto buon senso e fiuto politico, al ballotaggio, pur senza apparentandosi, ha dato indicazioni chiare di votare e far votare Guido Castelli.

Ebbene lunedì sera, allo spoglio dei ballottaggi sia provinciali che comunali, il cielo sopra Ascoli, che era ingombro di nuvole rosse si è tinto di un forte e brillante azzurro.

Infatti sia Piero Celani, che Guido Castelli sono usciti vincitori da questa elezione e sono divenuti rispettivamente presidente della provincia e sindaco.

Piero Celani esce dalle urne notevolmente più forte delle ultime due volte in cui era stato eletto sindaco al primo turno e Guido Castelli porta, finalmente, una generazione come la nostra, cresciuta con Almirante e Fini, ad assumere, in prima persona, oneri ed onori di governo.

Una grandissima affermazione che è stata sottolineata da cori e canti protrattasi per tutta la notte.

Ascoli e la sua provincia si impongono non solo per una doppietta storica di uomini del PdL, ma per essere un modello vincente di amministrazione locale ove l'UdC non è presente.

Non c'è più spazio politico ad Ascoli per gli intrallazzatori e i mestatori del torbido.

Per i politologi da caffè Meletti in sedicesimi.

Per i pepponi offidani ed i don camillo ascolani.

Il cielo è finalmente azzurro sopra ad Ascoli e lo rimarrà a lungo....

lunedì, maggio 25, 2009

Tra governabilità e rappresentanza: appunti inattuali ed eretici....


Karl Popper sosteneva che: "Il nostro mondo, il mondo delle democrazie occidentali, non è certamente il migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza.".

Nel suo profondo antistoriticismo, infatti, Popper, da ottimo liberale,era schierato dalla parte dell'indeterminismo metafisico e storico contro la pretesta storicistica di determinare a priori il grado futuro della conoscenza di qualsiasi gruppo sociale.

E la sua visione di una società libera e quindi "aperta" è quella di una società in cui, alla base c'è la libertà DALLA PAURA.

Per nessun liberale ci può essere vera libertà ed autentica democrazia se c'è la paura.In questo le libertà positive delle democrazie occidentali sono funzionali allo scopo.

La libertà di espressione, per esempio, permette di esprimere le mie opinioni SENZA la paura di venire imprigionato o condannato arbitrariamente dal potere pubblico.

Anche il diritto al voto e la chiamata periodica al rinnovamento elettivo delle cariche di governo è una libertà che permette di liberarci dalla paura di regimini dittatoriali a vita o, peggio, dinastici.

Riguardo ai processi elettivi, però, la democrazia oscilla tra due poli: quello della rappresentatività e quello della governabilità.

Tutti i sistemi elettorali, infatti, anche quelli più brutti, sono espressione del tentativo di conciliare la rappresentatività con la governabilità.

Nell'eterno conflitto democratico tra questi due interessi della popolazione, infatti, a seconda, anche dello zeitgeist (=lo spirito del tempo), prevale ora l'uno e ora l'altro.

Attualmente possiamo dire che è nettamente vincitore il principio di governabilità, per cui chi viene eletto a responsabilità di governo deve avere la possibilità, quasi certezza, di poter attuare quello che ha programmato riducendo i termini della discussione e riducendo i termini dei soggetti rappresentativi.

L'elezione diretta dei Sindaci, presidenti di provincia e governatori è il tipico esempio di imperante principio di governabilità.In base alla governabilità o si introducono delle soglie di sbarramento alla rappresentatività elettiva nei vari consigli, o si diminuiscono il numero degli eletti in queste assemble, di fatto surrettiziamente introducendo una soglia di sbarramento.

Ovviamente, poi, mescolandosi ad un certo qualunquismo o grillismo da bar sport, il principio di governabilità si mischiato al principio di risparmio e taglio delle risorse dando vita ad un accrescimento che prende il nome di "voto utile".

Grazie al quale il principio di governabilità diviene talmente totalizzante e fondamentale per cui al principio di rappresentanza non rimane che occupare i pochi spazi rimasti.

Tipico esempio di tale pregnanza del voto utile, avviene nei cd. ballottaggi degli enti locali dove il risultato elettorale del candidato è addirittura fondamentale rispetto alle percentuali di rappresentanza dei partiti.

Il tutto, spiace dirlo, ha delle radici ontologiche nella mitologia della "società civile" che, soprattutto con Tangentopoli, è divenuto un dogma intoccabile.

Eppure qualcuno deve cominciare a pensare ereticamente ed ad interrogarsi sulle forme odierne della rappresentanza degli interessi generali che dovrebbero essere i partiti.

Magari anche a fare una doverosa autocritica....

mercoledì, maggio 13, 2009

Eterodiretti...verso l'oblio

C'è una caratteristica comune del PD italiano da un po' di tempo a questa parte. E' l'eterodirezione.
Franceschini e gli altri, infatti, non riescono a trovare il bandolo della matassa per tirarsi in salvo da solo ed aspettano sempre che siano altri a fornirgli il salvagente necessario per non affogare.
Moretti, Di Pietro, Grillo, Santoro, Veronica e da ultimo l'agenzia ONU per i rifugiati. Franceschini e soci sembrano quelle ragazzine innamorate che chiedono alle amiche dei consigli sul cosa fare e, quando la risposta non garba, con stizza si girano e vanno da un'altra.
E, solitamente, tale giro finisce quando una dice esattamente quello che la ragazzina innamorata vuole sentirsi dire.
Mancanza di idee, mancanza di azione e mancanza di leader. Al punto che PD potrebbe benissimo essere inteso come il partito deficitario.
Ma a lungo andare, però, da eterodiretti rischiano di essere etereodiretti...verso l'oblio.

martedì, maggio 05, 2009

l'ovvietà di una vicenda pubblica...


E' ovvio che l'annunciato divorzio tra Silvio Berlusconi e la sua consorte non può essere una vicenda privata. Ci piacerebbe lo fosse, ma vista la grandezza delle parti in causa ciò è davvero impossibile.

Anzitutto perchè il climax della vicenda è stato molto ben costruito mediaticamente dalla stessa signora Veronica. Basti ricordare la lettera pubblica a Repubblica con cui pretese le scuse di suo marito per alcuni commenti espressi durante una serata di gala televisivo, e scuse prontamente avute a stretto giro di pubblicazione.

Poi il libro della Latella "Tendenza Veronica" in cui la stessa (ex) signora Berlusconi viene idolatrata a icona del nuovo femminismo. Una icona prontamente accaparrata dall'immaginario liquido di Walter Veltroni che, nel suo ecumenismo politicamente corretto, la definì una donna molto curiosa.

Il resto è cronaca, più che storia.

Dal ciarpame nei riguardi delle eurocandidate al grido di dolore per un marito, il Silvio, novello satiro del dio Pan.

Ovviamente non può essere una vicenda privata perchè, almeno uno dei due attori, ha usato i media per fare in modo che non lo sia. Prima sdegnosamente rifiutandoli, chiusa in un ostinato e, a prima vista dignitoso, silenzio, poi, convocando gli stessi mezzi di comunicazione ad orologeria.

E se oggi assistiamo alla festa degli avvoltoi del gossip è perchè così qualcuno ha voluto.

A questo punto però qualche riflessione è d'obbligo.

Quello che colpisce è l'ironia della natura che, come notoriamente si sa, ha un horror vacui generlizzato. Ebbene è stato Silvio Berlusconi a svuotare di contenuti, se mai ne abbiano avuti, il partito democratico facendo in modo che il vuoto Franceschini ne divenisse addirittura segretario, anche se (auto)reggente, e sarà proprio Berlusconi a fornire allo stesso una nuova figura di riferimento.

E' quindi logico che alcuni esponenti del Pd si dimostrino così solerti a mantenere pubblica la cosa, in questo seguendo i dettami del nuovo capo.

E così in attesa che Giuliano Ferrara venga sostituito da un giovane di altrettanta stazza alla direzione del Foglio, non possiamo che, per concludere questo nostro post, ricordare Cambronne ed il suo profetico francesismo: "Merde !!!".

giovedì, aprile 16, 2009

La memoria breve


Quasi tutti in Italia soffriamo di una strana sindrome. Abbiamo una memoria che funziona a breve termine.
Una memoria breve come la RAM di un PC che si resetta quando lo si spegne.
Molto probabilmente abbiamo una memoria storica e civile che occupa il nostro archivio, ma esso è disperso in piccoli file che bisogna richiamare, aprire e leggere.
La memoria a breve, invece, è pronta, disponibile e non necessità di sforzo intellettuale.
L'ultimo esempio di questa memoria a breve sarà il sit in di protesta davanti la sede RAI contro la sospensione del vignettista Vauro da "Annozero".
Iniziamo subito dal dire che è stato colpito Vauro perchè Santoro è oramai un intoccabile e quindi la RAI ha scelto il male minore.
Si è olpita la nuora perchè suocera intenda, insomma.
Ma detto questo, non possiamo non stigmatizzare il comportamento di qualche esponente del PD e dintorni che adesso si erge a difensore della satira.
Non so se ricordate il dossier Mitrokhin, all'eoca il presidente del consiglio era Massimo D'Alema, e c'era un vignettista di fama mondiale che disegnò una vignetta satirica proprio sulla vicenda e che aveva come protagonista il presidente del Consiglio dell'epoca.
Il vignettista era Forattini, il quale, dopo la pubblicazione di quella vignetta, fu citato per danni in una causa milionaria da D'Alema stesso e fu costretto ad abbandonare "Repubblica", il democraticissimo giornale dove lavorava.
Nessuno organizzò niente, neanche un pic nic di fronte al Palazzo Chigi o alla sede di Repubblica.
Nessuno organizzò niente, in favore della libertà di espressione e di satira, neanche in occasione della protesta del fondamentalismo islamico contro le vignette danesi "colpevoli" di dileggiare la religione islamica.
Anzi in molti si schierarono contro la Danimarca.
Non è che la memoria breve produca accondiscendenza a chi urla e protesta più forte ???

martedì, aprile 14, 2009

il modo migliore...



Quale è il modo migliore di funzionare della protezione civile ?

Questa è davvero una bella domanda e, magari, sarebbe bene anche darsi una risposta.

Chi segue questo blog sa benissimo che, nei limiti delle nostre possibilità e delle nostre idee, cerchiamo di essere non il più obiettivi possibili, quello possono crederlo gli imbonitori della "comunicazione", ma i più schietti e franchi anche al limite dell'antipatia.

La nostra risposta alla domanda se la protezione civile abbia un modo migliore di funzionare meglio è, senza dubbio, si.

Il modo migliore, infatti, di funzionare è quello di non essere attivata per niente.

Purtroppo è una utopia.

Piuttosto chiediamoci sinceramente quanti italiani vorrebbero essere nei panni di Guido Bertolaso, (nella foto), in questi funesti giorni del terremoto.

A me personalmente il solo pensare alla grandissima mole di quantità di azioni che ha dovuto programmare e mettere in atto, in questi pochi giorni, davvero spaventa.

Possiamo farne un esempio: far partire i soccorsi e gli aiuti, trovare i superstiti, piazzare le tende, medicare i feriti, sgomberare l'ospedale, reperire case ed alberghi sulla costa, seppellire i morti, dare da mangiare e conforto agli sfollati ed organizzare le ronde contro gli sciacalli.

Sicuramente saremo stati troppo semplicisti perchè le azioni messe in campo dai soccorritori saranno state molto di più.

Ed in tutto questo se qualcosa non ha funzionato proprio a dovere, non credo sia colpa di Bertolaso o chi per lui.

Credo che sia la statistica.

Anche il buon senso ci dice che più azioni intraprendi più è alto il rischio di incappare in qualche inciampo che possa renderti difficile il cammino o che lo rallenti.

Da quanto mi ricordo io la protezione civile di Bertolaso è intervenuta nei terremoti dell'Umbria e delle Marche del 1997 e di San Giuliano nel 2002 ed in occasione della morte di Papa Giovanni Paolo II, oltre che del giubileo.

Se in mezzo ci mettiamo anche la difficilissima gestione dell'emergenza rifiuti a Napoli, credo che possiamo tutti concludere che, forse, le polemiche di questi giorni sono un po' troppo eccessive e, magari, anche un po' pretenziose.

Oggi va di moda l'ideologia del fare (senza se e senza ma), per quasi tutti.

Non vale per Berlusconi e non vale per Bertolaso.

Il primo non deve fare.

Il secondo deve fare bene.

Ovviamente queste ultime parole sono state dettate dalla vocina faziosa e partigiana che ho dentro....

lunedì, aprile 06, 2009

6 aprile 2009 ore 3 e 32


"E la stessa cosa; perciò dico: Egli distrugge l'integro e il malvagio Se un flagello semina improvvisamente la morte, egli ride della sofferenza degli innocenti."
Difficile oggi non dare retta a queste parole, contenute nel libro biblico di Giobbe ( 9: 22 - 23), quando alla televisione passano le orrende immagine di case distrutte evite spezzate.
Difficile non alzare gli occhi al cielo e chiedere: "perchè ?".
Perchè di tanta sofferenza.
Perchè di tanto dolore.
Perchèdi tanta distruzione.
Difficile anche parlare.
Difficile anche ragionare, quando alle 3 e 32 minuti della notte viene letteramente scaraventato giù dal letto con tutta la casa che si muove ed oscilla intorno a te.
Certamente non sei nella zona dell'epicentro, ma non dovresti rallegrartene.
E' stata solo una questione di pura fortuna.
Tre anni fa lavorarvi all'Aquila e se tutto fosse andato bene, ieri sera saresti stato ancora in quella città ad aspettare l'inizio di una nuova settimana lavorativa.
Per questo quelle immagini fanno ancora più male e, subito dopo aver pensato: "Potevo esserci anche io !", la seconda domanda che si affaccia alla mente è: "Perchè ?".
Ci si sente come Giobbe, colpito da ogni afflizione e da ogni disgrazia, che alza gli occhi al cielo e cerca di parlare con Dio, anche protestando.
La paura diventa sempre più padrona del tuo cuore e della tua mente e le lacrime scendono copiosamente.
E quello che fa male è che anche il cielo sembra muto.
Spettatore immobile a guardare tutta quella sofferenza.
Quelle crepe e quelle case sventrate diventano i simboli della tua anima ed il paesaggio delle tue certezze.
Quando la forza della natura si scatena, c'è ben poco da fare.
Possiamo solo ricordarci di quanto siamo piccoli e di quanto siamo fragili.
Eppure in quella devstazione c'è ancora l'uomo che lotta per salvare altri uomini, nonostante la propria fragilità e la propria debolezza.
C'è ancora la volontà di aiutare e di aiutarsi.
Dentro gli occhi leggi la forza di non farsi mettere in ginocchio dalla irrazionalità del dolore.
Dietro quelle lacrime c'è l'ostinazione della vita.
Capisci che c'è una unica risposta ai tuoi perchè ed è l'origine di quella volontà e di quella determinazione.
Ed è Dio.
La senti ascoltando il vento e cercando di aprire di più il tuo cuore quando tutto sembra volerlo chiudere.
Lo vedi negli occhi degli altri.
Lo leggi nel passaparola di Internet.
Purtroppo non si tratta di capire, ma di credere.
Di credere che la vita può cadere ed inciampare, ma che non finirà di camminare.
Di credere che una casa è stata distrutta, ma che tornerà integra e meglio di prima.
Di credere che la ferita, anche se profonda, si rimarginerà perchè è solo una questione di tempo.
Dobbiamo credere ed avere la sicurezza che ci alzeremo in piedi e che, presto, inizieremo a ricostruire.
Perchè è questo quello che dobbiamo ai vivi e, soprattutto, ai morti.

mercoledì, aprile 01, 2009

La (in)cultura del sospetto e della denigrazione


Almeno hanno gettato via la maschera e si sono rivelati per quello che sono.
Li avevamo già etichettati come neotalebani ed i seguaci dell'onorevole Ciccanti (UdC) non ci hanno smentito, esordendo in campagna elettorale con un manifesto chiaro e significativo delle propria (in)cultura: quella del sospetto e della denigrazione.
Tale comportamento è sicuramente viziato da una certa recidiva poichè nell'aprile 2008, in occasione, delle elezioni politiche, la stessa UdC locale aveva bollato come "traditori" tre consiglieri comunali che avevano deciso di non appoggiare la (suicida ed improduttiva) tattica di Casini e che avevano scelto di passare con il PdL.
Non è che tale comportamento gli abbia portato bene, ma tanto è.
Peccato che ancora qualche giorno fa c'era un altro cartellone dello stesso partito con una colomba pasquale stilizzata con l'ecumenica frase: "Smettetela di litigare" a firma del suo stesso leader.
Diciamo subito che litigare non è insultare o tradire e magari, almeno formalmente, la parola del capo è salva. Però non possiamo non sottolineare che, pur nelle asperità di una campagna elettorale fondamentale come quella che si sta svolgendo ad Ascoli, fino ad adesso le cose si erano svolte con durezza ma anche con un certo fair play tra tutti i candidati.
Fino ad adesso, perchè quel cartellone dell'Udc cambia tutto.
Sappiamo benissimo che inquinare le acque e alzare i toni fino alla rissa sia la tattica preferita di coloro che fanno cilecca, ma, almeno noi, non ci cadiamo.
Rimangano nel loro guano e mestino nei torbidi sottoboschi dell'inganno e della delazione.
Il problema è loro e di chi li sostiene, anche se dal 13 e 14 aprile 2008 l'UdC non ne ha azzeccata una. Basti pensare alle primarie democratiche ed al soccorso bianco(fiore) prestato al candidato Brandimarti risultato poi sconfitto dal candidato Canzian.
Potrebbero piacere o non piacere uno o tutti e due i nomi scritti su quel cartellone, ma non è questo il punto. Il punto è che si tratta di rispetto e di educazione. In politica non bisogna mai arrivare a pensare all'altro come un nemico, ma solo come avversario che si può combattere a muso duro e con asprezza di toni e di parole.
Ma sulla faccia e non con la calunnia e con il sospetto.
Peccato che in questo vortice di veleni abbiano trascinato anche delle brave persone che, in buona fede, perseguivano altre strategie elettorali. Strategie che purtroppo non sono andate a buon fine.
Personalmente ne sono lieto, anche perchè ho poco a che fare con tale (in)coltura.

domenica, marzo 22, 2009

Il seme di Alleanza Nazionale è stato gettato ed aspettiamo che germogli


Non abbiamo scritto in questi giorni perchè, oltre a qualche dolorino dovuto alla convalescenza, dovevamo fare chiarezza nel nostro animo.
Ci sentiamo un po' come quando sei alla stazione e stai per lasciare i tuoi cari per affrontare un viaggio che sai che sarà per te fondamentale.
Ad un certo punto, però, la malinconia ha il sopravvento e dentro la tua pancia inziano a volare le farfalle , gli occhi si fanno lucidi e la voce si rompe tra i singhiozzi.
E' questo quello che sentiamo per lo scioglimento di Alleanza Nazionale.
Ricordo ancora adesso quando ero uno studente del liceo classico della mia città ed appena sedicenne decisi di iscrivermi all'unica aggregazione giovanile che era apertamente anticomunista: il Fronte della Gioventù.
Ricordo le riunioni piene di fumo di sigarette, le assemblee studentesche infuocate, i consigli di classe con i professori comunisti con il fucile spianato, i libri letti in sezione ed il profumo di ciclostile.
Ma il ricordo più grande è l'ultimo comizio di Almirante in una Piazza del Popolo gremita di gente.
Poi le nostre strade si divisero amichevolmente fino al 1999 quando, grazie ad Alleanza Nazionale, divento consigliere comunale.
Sembrava che gli anni non fossero mai passati.
In questi anni sono stato uno dei più grandi sostentori dell'idea di un partito unitario del centrodestra e, anche durante le frizioni dopo il discorso del Predellino, non abbiamo mai smesso di pensarci e lavorarci.
Eppure, arrivati a quella meta che abbiamo sempre sognato, un po' di commozione rimane.
Ma non è tristezza, è gioia.
Gioia e consapevolezza che la destra italiana ha deciso di affrontare le sfide del nostro tempo in maniera innovativa.
Anzitutto, per noi, la discussione che ha preceduto questo appuntamento è davvero salutare.
Primo perchè è la garanzia che il Popolo della Libertà non sarà una fusione a freddo designata a tavolino come è accaduto al partito democratico.
Secondo che il PdL sarà olisticamente molto più grande della somma delle sue componenti.
Terzo che la destra riuscirà a contaminare e a contaminarsi con le altre idelaità del Pdl.
Mentre scrivo questo post sto riascoltando il discorso di Fini.
Un discorso politico di ampio respiro ed adatto alla storicità del momento.
Anche questo è una garanzia che il PdL non sarà un fallimento.
Certamente Silvio Berlusconi è il leader tutto cuore di questa nuova formazione, ma anche un cuore grande ha bisogno di razionalità.

lunedì, marzo 16, 2009

Nuvole "nere, rosse e bianche"; ecco quello che ne pensiamo...



Piero Celani, (nella foto) è caduto .

E' successo sabato notte intorno alle 23 e 15, quando il Consiglio comunale ha votato la mozione di sfiducia contro il sindaco.

Erano presenti gli 8 consiglieri di centrodestra dissidenti e tutta la minoraza di sinistra.

Si chiude così il periodo dell'amministrazione Celani che è durata quasi 10 anni.


Piero Celani è caduto.
Lo abbiamo criticato molto quando era il caso e forse lo abbiamo poco elogiato quando meritava.

Quello che, però, gli va riconosciuto è che Piero Celani se ne è andato con educazione, con serenità, con dignità e con coerenza.

Non si è piegato ai ricatti di una pseudo classe dirigente che, per puri scopi elettoralistici, ha ammantato con i crismi di un atto amministrativo un ricatto bello e buono.

Perchè di questo si tratta.

La mozione di sfiducia contro il sindaco Celani è stata l'extrema ratio di un sottobosco di personaggi politicanti borderline in cerca di un futuro.

Personaggi ancorati al vecchio status quo che hanno visto nella costruzione del PdL, la fine della propria rendita di posizione.

Sabato 14 marzo 2009 ha vinto la conservazione nel senso deteriore del termine, peccato che questa "conservazione" subirà un primo arresto il 27 marzo prossimo con la nascita ufficiale del PdL e la sera del 7 giugno 2009 quando le urne la bocceranno severamente e la condanneranno all'oblio politico.

Campione, e forse grande burrattinaio di questa manovra, è stato unanimemente e pubblicamene riconosciuto l'onorevole Ciccanti (UdC).

Politico ascolano di lungo corso che, dopo una intensa militanza con il Movimento Sociale Italiano, passa alla Democrazia Cristiana nelle cui file arriva alla carica di Sindaco di Ascoli Piceno. Nel 1995 approfittando dell'accordo Forza Italia - polo popolare diventa consigliere regionale e nel 1999 viene eletto presidente del consiglio comunale con una coalizione di centrodestra in appoggio al sindaco Celani. Nel 2001 viene eletto Senatore della Repubblica nel collegio maggioritario di Ascoli Piceno con la lista "Berlusconi Presidente". Nel 2004 viene rieletto in consiglio comunale sempre in una coalizione di centrodestra sempre in appoggio al sindaco Celani. Bissa l'elezione al Senato nel 2006 con l'UdC e nel 2008 viene candidato alla Camera dei deputati da Casini e riesce ad entrare a Montecitorio sotto le insegne sempre dell'UdC.

Davvero una bella carriera politica.
Noi non sappiamo se è vero che l'onorevole Ciccanti sia il deus ex machina della mozione di sfiducia, quello che sappiamo è che è lui quello che, nella discussione consiliare, si è erto a difensore delle ragioni formali alla base di questo atto.
Parliamo di ragioni formali, perchè il movente è ben altro, ed è stato ben illustrato dall'ex capogruppo di AN, Igino Cacciatori, che, con onestà intellettuale, ha detto pubblicamente che la mozione di sfiducia serviva a impallnare ed azzerrare la candidatura di Guido Castelli quale sindaco di Ascoli.
Anche qui, però, il PdL ascolano ha mostrato una compattezza invidiabile nel rifiutare anche questo ricatto, grazie alla ferma determinazione del coordinatore regionale di AN, Carlo Ciccioli.
Piero Celani è caduto.
Ma non lo ha fatto in silenzio, difendendosi e difendendo il suo operato, non senza aver incassato l'unanime apprezzamento umano e politico dei consiglieri comunali e soprattutto non senza lasciare un profondo senso di disagio nella cittadinanza.
Il PdL ad Ascoli nasce in un bagno di sangue che, però,è un bagno rigenerante e tonificante perchè alla sua base non c'è nessun accettazione di ricatti di bassa lega.
Tanto che la mozione di sfiducia è stata battezata come una mozione di liberazione dal conservatorismo deteriore di Ciccanti.
Purtroppo chi non impara niente dalla storia è destinato a ripeterla, e così l'onorevole Ciccanti, come il suo leader Casini, pare abbia deciso di correre sotto le insegne di una lista civica che inglobi i delusi del centrodestra, vergognandosi di esibire il simbolo dell'UdC, dimenticandosi cosa è successo a livello nazionale.
Fare l'ago della bilancia è la sua solita trita e ritrita strategia.
Purtroppo di trito e ritrito, gli ascolani non ne possono più.


domenica, marzo 15, 2009

benvenuta a Libertiamo.it


Non possiamo non fare i nostri migliori auguri a Libertiamo.it , l'associazione promossa da Benedetto Della Vedova che aggrega i liberali del Pdl.


Gli assicuriamo che sarà una dele nostre mete quotidiane di lettura e di navigazione.

Se anche Martino si toglie qualche sassolino....


«Quando qualcuno mi dice che vuole confluire nel Pdl, io devo reprimere l'idea di defluirne...».
A dire queste parole è stato l'ex ministro Antonio Martino ieri pomeriggio all'assemblea della nuova associazione, promossa da Benedetto della Vedova, e nata dall'esperienza dei Riformatori Liberali.
Fosse stato un peones qualunque avrebbero lasciato indifferenti, ma pronunciate da chi ha la tessere n.2 di Forza Italia ed alla vigilia del congresso formativo del Popolo della libertà, queste parole pesano come macigni.
Pesano perchè Antonio Martino è stato un faro per tutti i liberali che si riconoscono nel centrodestra italiano.
Certamente questa legislatura non è caratterizzata da una forte presenza liberale sia nei banchi parlamentari, sia nei posti di governo. Ma mai avevamo udito tali toni da una persona cm lui.
Sicuramente ascolteremo con attenzione l'intervento che Antonio Martino farà al congresso fondativo del Pdl.

election mode 2009


Da oggi questo blog e, naturalmente il suo autore, si setta in election mode.
Una modalità elettorale che finirà a giugno con l'elezione del nuovo sindaco e del nuovo presidente della provincia di Ascoli Piceno.
Per il sindaco noi facciamo e faremo il tifo per Guido Castelli, (ritratto nella foto).
Per quel che riguarda il presidente della provincia la nostra preferenza è per Piero Celani.
Siamo convinti che il Pdl abbia scelto il meglio e noi abbiamo scelto il Pdl.

Nuvole "nere, rosse e bianche": il sindaco di Ascoli, Piero Celani, è stato sfiduciato



Ieri sera intorno alle 23, il Consiglio comunale di Ascoli piceno ha approvato, con 24 voti favorevol, la mozione di sfiducia contro il sindaco Piero Celani, ritratto nella foto.

L'atto è stato votato solo dai dissidenti della maggioranza e da tutta la minoranza di centrosinistra.

La seduta, alla presenza di moltissimi cittadini, si è aperta con la presentazione a sorpresa delle dimissioni del primo cittadino che però non sono servite a stemperare gli animi e scongiurare la discussione.

E' stata una seduta tesa, anche perchè i toni si sono subito alzati con l'intervento dell'onorevole Ciccanti, unanimemente riconosciuto come il vero deus ex machina di questa manovra elettorale.

Che di manovra elettoralistica si trattasse, lo abbiamo detto anche noi, perchè questa mozione è stata presentata a meno di tre mesi dalla fine naturale della legislatura.

Adesso si apre una fase di commissariamento che si concluderà a giugno con l'elezione del prossimo sindaco.

sabato, marzo 14, 2009

Atroce sobrietà....


Possiamo, anzi dobbiamo predicare la sobrietà.
Questa è la nuova linea di condotta del maschio italiano di elite che Gad Lerner predica dalle colonne di Vanity Fair, settimanale che adoro al punto di esserne abbonato.
In tempo di crisi non è opportuno l'ostentazione, è questa in sintesi la nuova filosofia di vita del famoso giornalista.
La pietra, anzi la sciarpa, dello scandalo è stata proprio l'ostentazione di una sciarpa bianca a pois celesti che Carlo Rossella indossa in un articolo del mensile Prima comunicazione.
"Carlo è atroce quella foto, va oltre il limite. Bisognerà ripensare lo stile maschile al tempo della crisi.".

Questo è il testo del sms che Lerner ha mandato a Rossella a commento di quella foto.
E Rossella pare abbia convenuto (sigh!!!).
Ma ovviamente Gad Lerner non si ferma qui poichè discetta del gusto maschile, passando immancabilmente per l'avvocato Agnelli e finendo ai vezzi ornamentali di Lapo.
In più ci fa sapere che Rossella è stato candidato alla direzione del Corriere della Sera da Vittorio Feltri, anche lui preso a modello dell'elegantone per il suo vezzo di indossare giacche sartoriali.
Il pezzo è molto ben scritto ed anche intelligentemente provocatorio.
Ma qualcosa non ci torna.
Anzitutto vengono proposte come i menefreghisti della crisi economica sia Rossella che Feltri, notoriamente uomini che parteggiano per il presidente Silvio Berlusconi.
E poi viene fatto un accenno alla questione della direzione del Corsera, ovviamente dopo aver descritto Feltri e Rossella come campioni dello sperpero e del lusso sfrenato, e quindi facendo passare un messaggio negativo nei loro confronti.
Noi, però, non possiamo fare a meno di notare a titolo di esempio che nello stesso numero di Vanity Fair, a pagina 279 c'è la foto di una modella che indossa un balconcino (€ 330) e culotte (€ 260) in crepe de chine di tulle di Miu Miu, e sempre nello stesso servizio a pag. 285 viene ritratta la stessa modella con un abito di seta con volant ricamati, Blumarine (€ 1399), sandali con zeppe di bambù Casadei (€ 610).
E viene da chiedersi se è più atroce chi si fa ritrarre con una sciarpa pregiata al collo o chi si atteggia a savonarola dei costumi altrui e poi non legge la rivista su cui scrive ?
Ognuno può andare in edicola e trovare gli elementi per darsi una risposta.
Noi lo abbiamo fatto, ma la teniamo per noi......

giovedì, marzo 12, 2009

E se invece di far piangere i ricchi, facessimo ridere i poveri ?


Dario Franceschini è un furbetto e conosce il suo mestiere.

Ha capito che i suo incarico è a tempo e che le falle del Pd non si tappano con le dita come voleva fare Veltroni.

Per questo coerentemente alla sua ideologia democristiana di sinistra ed alla figura del suo maestro Zaccagnini, cerca di trasformare la sua debolezza nella sua forza.

L'imperativo è quello di allontanare i riflettori dalla barca democratica che imbarca acqua e quello di catturare persone ed elettori in modo che le prossime europee non siano quel bagno di sangue annunciato.

E cosa c'è più di sensibile all'opinione pubblica se non parlare di lavoro e di tasse ?

Ed ecco che in tempi di crisi, l'ineffabile Franceschini propone un assegno di "disoccupazione" per i precari cui non vengono rinnovati i contratti ed un aumento straordinario, più giustamente un contributo, dell'Irpef di 2 punti per i redditi sopra i 120mila euro.

L'idea è affascinante.

Ma la ricetta suona un po' stantia, condita dal quel solidarismo un po' invidioso che vede nel ricco qualcuno che ha fatto i soldi peccando, poichè il denaro è lo sterco del diavolo, e con un pizzico di qualunquismo dipietrista quando il segretario de Pd ha detto che per primi i Parlamentari dovranno pagare questo tributo.

Contro questo tributo oltre a ragioni di ordine pratico, ci sono anche delle ragioni di ordine teorico che cerceremo di elencare.

Ma non faremo solo questo, daremo anche noi, un contributo di idee per cercare di alleviare gli effetti più disastrosi di questa crisi.

Anzitutto in Italia non c'è niente di più definitivo del provvisorio e dello straordinario. Bati pensare che nelle accise della benzina ancora sono previste le tasse straordinarie per la ricostruzione del Belice e per la missione di Pace in Libano degli anni 90.

Per le ragioni teoriche scomoderemo le idee di due liberali che: Arthur Laffer e Bertrand de Jouvenel.
Arthur Laffer è lo scopritore di quella curva detta Curva di Laffer, influenzò tantissimo la politica economica e fiscale di Ronald Reagan. La Curva di Laffer (nella foto), infatti, dimostra che la relazione che esiste tra reddito e aliquota fiscale.
La curva dimostra, infatti, che, superato il punto massimo di tassazione sopportabile, il reddito scende nonostante l'aumento delle aliquote.
Bertrand de Jouvenel ha scritto un piccolo fondamentale libello intitolato "l'etica della redistribuzione" in cui dimostra tutta la fallacità e l'inganno del paternalismo di Stato.
Uno stato assistenziale che, dietro parole nobili come la lotta alla povertà, in realtà prende ai ricchi e foraggia una classe burocratica e parassita, lasciando le briciole ai non abbienti.
L'esempio è presto fatto.
Mettiamo che con 100 euro di tasse, in teoria, possono essere aiutate 3 persone. Ma con questi 100 euro lo stato deve pagare lo stipendio ed i contributi all'impiegato, che non rientra nei 2poveri", preposto che è pari a 30 euro. Alla fine ci saranno solo 70 euro di aiuti che non basteranno a quelle 3 persone.
Mettiamo che, invece, lo stato mi permetta di dare 100 euro direttamente ai 3 poveri e poi mi permetta di detrarle dalle tasse, in modo che non serva nessuna burocrazia.
Alla fine del primo scenario l'invidia sociale rimane e cresce ed una classe burocratica si arricchisce in maniera oscura.
Nel secondo scenario i poveri sono stati aiutati ad uscire dal loro stato e nessuna classe parassita si è arricchita alle mie spalle ed anzi lo Stato ha risparmiato lo stipendio ed i contributi di un impiegato.
Per questo ci permettiamo di suggerire che invece di far piangere i ricchi, come vorrebbe Franceschini, noi vorremmo far ridere i poveri:
- tagliando di 5 punti percentuale l'aliquota attualmente fissata al 23% per i redditi fino a 15.000 €;
- detassando 13esime, 14esime, premi produzione e straordinari;
- togliendo dal costo della benzina i contributi straordinari per il belice e per la missione in Libano.
Se poi lo Stato volesse fare un ein plein abolendo prefetture, province e comunità montane e accorpando i comuni con meno di 2000 abitanti.
A questo punto non sarebbero solo i poveri a ridere, ma tutti i cittadini....